I segni della crisi climatica sono ormai evidenti nel quotidiano, nonché denunciati da ricercatori di tutto il mondo. Gli ambienti naturali e artificiali portano con sé delle tracce, residui degli eventi di questi cambiamenti. Queste evidenze sensibili hanno bisogno di essere studiate per rivelarne le cause e indirizzarsi ai colpevoli. Allo stesso tempo, devono essere usate per elaborare strategie di lunga durata che possano invertire la rotta e garantire il benessere del pianeta.
Che ruolo può avere l’arte? È possibile pensarla come una piattaforma di pensiero critico in grado di riorientare la percezione sulle violenze causate all’ambiente e sulla possibilità di immaginare e costruire alternative condivise?
Le opere presentate in questa edizione di Mind the Gap invitano a posizionarsi in quest’ottica di studio, comprensione, denuncia e possibilità immaginativa che ruota intorno alla crisi climatica.