Concept

INTORNO AL GESTO

La settima edizione del progetto Mind the Gap si concentra su un’esplorazione video e film della gestualità. Come sappiamo, il nostro corpo non è materia inscalfibile, viene indelebilmente segnato non solo dal trascorrere del tempo, bensì anche dai modelli culturali, sociali ed economici nei quali è immerso. Ciò implica che il corpo è un attore, prende parte attiva e diretta a ciò che accade. Come ci insegnano le arti performative, il corpo è l’esperienza del contatto, dello scoprire, dell’apertura all’altro, come anche le sue forme gestuali che ne accentuano l’attributo relazionale o comunitario derivanti da una condizione di esistenza condivisa.

Fin dai suoi albori la produzione filmografica e videografica, nello specifico quella artistica, si è concentrata su questo doppio flusso di rappresentazione-azione che investe la gestualità dei corpi. È in questa commistione di significati portati dal gesto che si muovono le opere presentate in questo progetto espositivo di Éric Baudelaire, Francesco Bertocco, Anouk Chambaz, Eva Giolo e Silvi Naçi.

Il video di Baudelaire evidenzia la violenza e l’arbitrarietà che possono scaturire da un gesto di censura – in questo caso di sottrazione figurativa – interrogandosi non tanto sulla natura di ciò che è rimosso, quanto sulla risignificazione che un’immagine danneggiata porta con sé.

Con diverse sfumature, le opere di Chambaz e Naçi prendono invece una posizione femminista nella quale i gesti rappresentati invitano a riflettere sull’arcaica violenza subita dalle donne, ma anche sull’esistenza di una loro continua resistenza collettiva.

L’opera di Bertocco si incentra sulla gestualità peculiare e connotata di attori in un contesto performativo. Si tratta di pose, movenze, segni che rispondono a un codice, quello teatrale, ma messi in scacco dall’osservazione documentaristica cui l’artista li sottopone, nella particolare liminalità tra realtà e inscenamento che il video mette in quadro.

L’assoluta ordinarietà e pregnanza dei gesti quotidiani sono, infine, protagonisti del lavoro di Giolo. Azioni consuete, a volte rituali, forse automatizzate, vocaboli di un lessico che racchiude la vita di ogni giorno, inquadrati dalla macchina da presa – sorta di lente d’ingrandimento – fino a raggiungere una statura quasi eroica.

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