Se vi accorgeste di avere la febbre alta gettereste il termometro o chiamereste il medico? La domanda è retorica perché certamente chiamereste il medico. Nel caso del riscaldamento globale, invece, si indugia e ci si rifugia a pensare che “forse il termometro non funziona”. Ma ci sono affermazioni come “ha fatto caldo anche in altri periodi geologici, e anche più di oggi”, o “il clima è sempre cambiato”. Queste affermazioni sono subdole perché in parte vere ma fuorvianti; infatti: 1. in molti periodi caldi del passato lontano l’uomo non avrebbe potuto sopravvivere; 2. la velocità di cambiamento (riscaldamento) non è mai stata rapida come nell’ultimo secolo; 3. non si tiene conto della complessità del sistema climatico e dei tanti cambiamenti irreversibili ai quali rischiamo di andare incontro. Tra questi, la fusione dei ghiacci della Groenlandia porterà 7 m di innalzamento del livello del mare; la fusione del permafrost immetterà in atmosfera ulteriori gas climalteranti amplificando l’impatto antropico; il collasso della foresta amazzonica ridurrà la possibilità di catturare parte della CO2 emessa e quello della circolazione oceanica nord atlantica porterà a climi sempre più estremi. La nostra specie si è evoluta rapidissimamente in una Terra dove il “ghiaccio” (la criosfera) è il grande regolatore del clima, innanzitutto perché riflette radiazione infrarossa nello spazio. Implicitamente, oggi pensiamo di poterne fare a meno. In sintesi, troppi cercano ancora di buttare via il termometro e dire che non c’è nulla di cui preoccuparsi. Amitav Ghosh la chiama “grande cecità”, non si vede una cosa non perché sia insignificante ma perché è enorme. Per superare questo impasse dobbiamo capire la differenza tra “tempi geologici” e i “tempi storici” nei quali l’Uomo è diventato la principale forza “geologica” di cambiamento ambientale.
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