L’idea di giustizia climatica ha assunto rilevanza crescente negli ultimi anni. Essa deriva dalla convergenza di due temi: quello della giustizia ambientale e quello della crisi climatica. Il primo nasce attorno al 1980 in una dimensione locale: si denuncia il fatto che gruppi e comunità socialmente svantaggiate (minoranze di colore negli USA e strati sociali più poveri in generale) sono esposte in modo sproporzionato alle conseguenze tossiche dell’industrializzazione (fabbriche, depositi di rifiuti, basi militari). La crisi climatica riformula la questione in termini diversi: chi deve farsi carico dei costi economici e sociali della transizione alla sostenibilità? L’espressione “giustizia” sembra consegnare la questione alla sfera etica, o giuridica quando i danni ambientali sono perseguibili legalmente. Essa invece ha una portata tecnica e politica: la distribuzione degli oneri della transizione, tra gli Stati e tra le fasce sociali, è strettamente collegata a scelte tecnologiche e politiche da cui dipendono le sue possibilità di successo.
Luigi Pellizzoni insegna Sociologia dell’ambiente e del territorio presso la Scuola Normale Superiore e coordina il gruppo di ricerca “POE-Politics Ontologies Ecologies”. Si occupa di questioni ecologiche e tecnologiche, processi di governance e conflitti. È fra l’altro curatore del volume Introduzione all’ecologia politica (Il Mulino, 2023) e co-curatore dell’Handbook of Critical Environmental Politics (Elgar, 2022). Il libro più recente è Nature, Neoliberalism and New Materialisms: Riding the Ungovernable (Lexington, 2025).
Precede l’incontro, alle ore 17.00
ceNERE MEMORIE
Passeggiata virtuale tra frammenti di zone carsiche interessate dagli incendi dell’estate 2022
di Francesco Scarel
incontro promosso dal Etrarte nell’ambito del festival Ephemera. Natura Renovatur
www.ephemerafestival.it
L’installazione trasporta i visitatori in un mondo virtuale di nere memorie, portandoli a passeggiare tra resti di bosco distrutti ed ascoltare le testimonianze delle persone che hanno vissuto in prima persona gli incendi del caro dell’estate 2022, scoppiati a seguito di un lungo e inusuale periodo di siccità che ha reso il Carso secco e vulnerabile. Schegge virtuali formate dai corpi anneriti degli alberi bruciati, memorie taglienti, dai lineamenti spigolosi e dai dettagli frantumati, che non vogliono far dimenticare ciò che è accaduto. Si stima che i danni provocati dagli incendi (sia dalla parte italiana sia da quella slovena) sia di oltre 3700 ettari di superfici boschive bruciate, per un volume di 194 mila metri cubi di biomassa andata perduta. Il fuoco ha distrutto il 32 per cento del patrimonio boschivo delle aree interessate dagli incendi. Il recupero dei territori bruciati potrebbe durare tra i 10 e i 20 anni.
Questa esperienza digitale è testimonianza di una serie disastrosa di eventi, ma anche di una storia di cooperazione transfrontaliera di successo. Una storia non priva di difficoltà e criticità, ma che ha portato al salvataggio di parte del patrimonio naturalistico comune tra Italia e Slovenia. Gli sforzi uniti delle comunità locali, dei vigili del fuoco e della protezione civile intervenuti da entrambi i lati del confine hanno creato una temporanea situazione dove il confine ha smesso di esistere, permettendo di salvare aree boschive comuni e alcuni centri abitati.
CENERE MEMORIE vuole essere uno stimolo alla conoscenza, volto ad aumentare la consapevolezza su temi come cambiamento climatico, salvaguardia della biodiversità, prevenzione del rischio. Una risposta che mira a costituire, nel tempo, una cittadinanza “scientifica” capace di affrontare, in un modo costruttivo e intelligente, i cambiamenti che si prospettano a livello sociale, politico, tecnologico, ambientale.
ingresso libero fino a esaurimento posti. Prenotazione obbligatoria info.mfsn@comune.udine.it