Flavia Tritto

BIOGRAFIA

Flavia Tritto (Bari, 1994) è un’artista multidisciplinare la cui ricerca si sviluppa tra video, installazione, performance e arte partecipata. Nelle sue opere indaga i temi dell’intersoggettività, dell’individualità e della (auto)percezione al fine di scardinarne le dinamiche, esplorare le diverse possibilità di cambiamento e disvelare le molteplicità le molteplici sfaccettature della natura umana. Arricchendosi nella dimensione interattiva o partecipativa, la sua pratica artistica valorizza il processo assieme al prodotto finale, nell’auspicio di raggiungere risultati sempre inattesi.

Dopo il Master in Fine Art al Central Saint Martins di Londra (UK), ha preso parte a diverse mostre nazionali e internazionali presso istituzioni come la Tate Modern (Tate Exchange, 2018 e 2019) e il Centre de la Gravure de La Louvriere (Belgio) e residenze artistiche tra cui “Trainings for the not-yet” presso il Banff Center for Arts & Creativity (Canada) e presso l’Ambasciata d’Italia in Turchia (2019). Da sempre attiva nella produzione culturale e nell’azione socialmente impegnata, Tritto unisce l’attività artistica a quella curatoriale: dal 2021 è co-curatrice di VOGA – progetto per l’arte contemporanea a Bari.

www.flaviatritto.com

OPERA ESPOSTA

En Apesanteur, 2019
HD digital video, 4’22’’
interpretato da Katarina Nesic;  realizzato presso il Banff Centre for Arts & Creativity, Canada

Nel ridurre il mondo empirico a un semplice cubo bianco, l’opera esplora il rapporto tra individuo e struttura, mediato da un terzo elemento: la vista. I movimenti di macchina rendono evidente lo sguardo dello spettatore, rendendo uno spazio apparentemente privato e di lotta interiore dipendente dalle sue ricostruzioni artificiali esterne. 

Enfatizzando i processi continui di messa in quadro, il video sfida l’attendibilità della nostra percezione. La realtà è presentata come un fenomeno di negoziazione continua. L’elasticità è il denominatore comune nel rapporto tra corpo e spazio mediato dalla videocamera, giacché i tre elementi sono ingaggiati in topografie reciproche. Proiettata su un muro bianco, l’opera crea uno spazio artificiale e immateriale che espande la superficie bidimensionale della parete.

En Apesanteur (still frames)